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Salute gengive, ventitre milioni di italiani ne soffrono

Le gengive sanguinano - Odontonetwork Genova - Salute gengive

I disturbi parodontali interessano 23 milioni di italiani, ma una buona parte, pur presentandone i sintomi, non è consapevole della patologia. E, a fronte di una scarsa conoscenza, si rileva anche una bassa reattività nel gestire il problema: così, solo un italiano su due si rivolge a un professionista (57%), mentre il restante 43% chiede consiglio ad amici e parenti, cerca informazioni sul web o non se ne occupa affatto. In questo quadro, diventa fondamentale che gli operatori sanitari si attivino per sensibilizzare i cittadini, ricercando la cooperazione del paziente, e le farmacie, grazie alla loro capillarità e alla relazione che hanno con i cittadini stessi, possono giocare un ruolo importante.

A lanciare la riflessione Mario Aimetti - presidente della Sidp, Società italiana di parodontologia e implantologia, molto attiva nella promozione della salute orale e delle buone pratiche tra la popolazione – in un’intervista a margine della presentazione dell’indagine dell’Istituto di ricerca Gfk, condotta su 2.000 persone dai 25 anni in su per tracciare una fotografia del fenomeno, promossa da Gsk Consumer Healthcare, organizzatrice della conferenza dedicata ai disturbi gengivali.
Secondo l’indagine, come spiega Stefania Fregosi, Regional Head of Marketing Effectiveness, South Europe GfK, «otto italiani su dieci dichiarano di soffrire di almeno un disturbo del cavo orale, tra cui sensibilità dentinale (48%), gengivite (47%), problemi di placca e tartaro (42%) e alito poco fresco (29%)».

Ma a emergere, per quanto riguarda i problemi parodontali, è una scarsa consapevolezza: «Accanto al 47% di individui che sono consapevoli di essere interessati dalla gengivite, se ne aggiunge circa un 18% che presenta i sintomi ma non li sa ricondurre alla patologia. E il risultato è che due italiani su tre soffrono di questo problema, circa a 23 milioni di individui (65%)». Ma c’è un altro aspetto: «A fronte di una scarsa conoscenza dei disturbi del cavo orale, si rileva anche una bassa reattività nel risolvere il problema. Così, solo uno su due si rivolge a un esperto per un consiglio (57%) – dentista, igienista dentale, farmacista – mentre il restante 43% chiede consiglio ad amici e parenti, cerca informazioni sul web o non se ne occupa affatto».
Il problema di base, spiega Aimetti, «è culturale, ma occorre considerare che le conseguenze di disagi parodontali non gestiti sono di rilievo. Se è vero che non tutte le gengiviti non trattate evolvono in parodontite, è altrettanto vero che tutte le parodontiti sono l’evoluzione di una gengivite. Non finiremo mai di sottolineare al riguardo quanto la parodontite sia una malattia molto diffusa, rappresentando la sesta patologia al mondo per incidenza, e quanto sia impattante in termini di salute complessiva, con correlazioni anche rispetto a malattie sistemiche e metaboliche. Interessa il 45-50% della popolazione e all’interno di questa fetta tra il 10-15% presenta una forma severa.

La sensibilizzazione del paziente, la sua educazione a conoscere i disturbi parodontali, a riconoscerne sintomi e cause, a intervenire sugli stili di vita, sono fondamentali, ma ancora di più lo è l’istruzione del paziente a praticare quotidianamente manovre di igiene orale corrette, con un percorso di apprendimento. E, va detto, a fronte di una diffusione capillare di questo approccio si avrebbe un abbattimento dell’incidenza della patologia». Ecco allora che, «oltre a sottolineare l’importanza del controllo dell’odontoiatra e della seduta professionale dell’igienista dentale, ribadiamo la necessità di programmare interventi di vasta scala sulla popolazione per sensibilizzare sul tema e per portare avanti il concetto che la prevenzione e la cura passano in primo luogo dalla casa dei pazienti, in quel tempo, quotidiano, in cui ci si dedica all’igiene orale. Questo non significa lavarsi i denti molte volte al giorno, ma farlo in modo corretto per un tempo sufficientemente lungo e con cognizione, in modo da pulire in maniera adeguata tutto il cavo orale».

In questo contesto le farmacie possono giocare un ruolo importante: «Fino a oggi abbiamo sviluppato campagne di informazione attraverso la distribuzione nelle farmacie dei poster elaborati dalla Sidp che richiamano il decalogo per salvare i tuoi denti, per le gengive sane e per gli impianti, che hanno riscosso successo. Non escludo che tale collaborazione possa essere potenziata. D’altra parte, la farmacia ha il pregio della capillarità e della relazione con i cittadini e una progettualità che le coinvolga merita attenzione. Per quanto ci riguarda, laddove si faccia informazione corretta, istituzionale, autorevole, e non di parte, si fornisce un aiuto all’utenza».

Con un occhio anche alla farmacia dei servizi: «Un tassello fondamentale per la prevenzione e un primo livello gestionale della patologia è la seduta professionale di igiene orale nello studio, ma da sola non basta. Se non c’è la collaborazione a casa del paziente, dopo 72 ore dalla seduta il cavo orale è già pieno di placca e dopo circa un mese e mezzo le condizioni sono le stesse di prima. È fondamentale che il paziente impari nel dettaglio le corrette manovre di igiene orale e altrettanto importante è l’empatia del paziente. Questo il messaggio forte che deve passare».

logo SALUTE GENGIVE, VENTITRE MILIONI DI ITALIANI NE SOFFRONO – FONTE: FARMACISTA33.IT – ARTICOLO DI FRANCESCA GIANI

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