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Ricerca italiana in odontoiatria da primi posti nonostante il sottofinanziamento pubblico

Ricerca italiana in odontoiatria da primi posti nonostante il sottofinanziamento pubblico - Odontonetwork Genova

Negli ultimi anni i ricercatori italiani che si occupano di scienze odontostomatologiche hanno puntato molto sulla ricerca traslazionale, quella che ha l’obiettivo di trasformare in applicazioni cliniche i risultati ottenuti dalla ricerca di base fatta in laboratorio. A compensare il sottofinanziamento pubblico della ricerca in odontoiatria ci pensano, almeno in parte, le aziende del settore.

Torna nella Capitale il congresso nazionale del Collegio dei docenti universitari di discipline odontostomatologiche: i corsi precongressuali si tengono giovedì 12 aprile presso Dipartimento di scienze odontostomatologiche e maxillo-facciali dell’Università Sapienza di Roma, mentre il congresso si tiene venerdì 13 e sabato 14 aprile presso il Grand Hotel Parco dei Principi.
La venticinquesima edizione del congresso nazionale dei docenti di discipline odontostomatologiche è dedicato al tema del microbiota orale come driver di rischio per le malattie sistemiche. Una correlazione sempre più spesso oggetto di ricerche che dimostrano la sostanziale unità dell’organismo umano, in cui le alterazioni di una qualsiasi delle sue parti produce un impatto su altri distretti anatomici. Per questa ragione al congresso sono stati invitati anche medici di diverse specialità, in un’ottica di cooperazione che consenta un approccio più ampio alla salute orale.

Ma quando si parla di università non si può non parlare di ricerca, un argomento poco discusso ai congressi delle società scientifiche, giustamente concentrate sulla pratica clinica attuale. Di ricerca però c’è un gran bisogno e in ogni caso rimane il più grande fattore di cambiamento, capace di rivoluzionare ogni settore: piccole e grandi innovazioni cambiano irreversibilmente il lavoro quotidiano, ridefiniscono nuovi standard e rendono economicamente sostenibile quello che fino a ieri non lo era. Al congresso dei docenti si parla di ricerca nell’intera giornata di giovedì nell’ambito del terzo PhD Day, dedicato alla ricerca preclinica e traslazionale nel “curriculum oral science” dei dottorati di ricerca delle università italiane. Di ricerca abbiamo parlato con Antonella Polimeni, past president del Collegio dei docenti universitari di discipline odontostomatologiche e professore ordinario alla Sapienza di Roma.

Professoressa Polimeni, di cosa si parlerà al PhD Day Oral sciences?
Il PhD Day è giunto alla sua terza edizione. Inaugurato nel 2014 in occasione del trentennale dell’istituzione del dottorato di ricerca in Italia, è un’iniziativa che il nostro Collegio sta convintamente promuovendo, con il prezioso supporto di uno dei suoi organi, la Consulta scientifica. La giornata è dedicata a tutti i dottorandi delle università italiane nel curriculum “Oral sciences”.
Il dottorato di ricerca è il grado più alto di formazione accademica e deve rappresentare l’incubatore per la formazione alla ricerca dei nostri giovani. Proprio per questo, la sessione vuole guidare i nostri giovani nell’approccio rigoroso che l’attività di ricerca deve seguire.
Nell’edizione di quest’anno, oltre al contributo di una nostra brillante giovane ricercatrice che porterà la sua esperienza dal dottorato di ricerca in Italia fino al Barts and The London School of Medicine and Dentistry, autorevoli colleghi declineranno le tematiche della ricerca traslazionale dalla preclinica alla clinica.

Qual è lo stato dell’arte della ricerca italiana in odontoiatria?
L’Italia si colloca tra i primi dieci paesi del mondo per produzione scientifica. La ricerca odontoiatrica italiana in particolare, a seconda dei ranking che si vanno a esaminare, si posiziona tra la quinta e la settima posizione.
Il positivo andamento generale va considerato straordinario se si considera il sottofinanziamento della ricerca in Italia. Questo dato è stato recentemente confermato dalla Commissione europea, che ha definito il sistema della ricerca pubblica italiana «forte nonostante un complessivo sottofinanziamento in ricerca e innovazione».

In generale si fa più ricerca di base o clinica?
L’odontoiatria ha una grande tradizione di ricerca clinica, ma negli ultimi vent’anni ha sviluppato un importante expertise di ricerca traslazionale, che ha l’obiettivo di trasformare i risultati ottenuti dalla ricerca di base in applicazioni cliniche. Ricerca di base e ricerca clinica devono procedere affiancate.

Riguardo ai fondi europei permangono problemi di accesso e utilizzo?
All’inizio del 2017, cioè a metà strada del programma comunitario 2014-2020, Austria, Belgio, Irlanda, Lussemburgo, Croazia e Romania sono i Paesi che avevano speso meno di noi, ma questa non è certo una consolazione…
Il primo rapporto della Commissione sul periodo di programmazione 2014-2020 traccia una media Ue di 6% di fondi spesi, il nostro Paese è fermo al 3%, mentre la Polonia, primo beneficiario con quasi 105 miliardi assegnati, ne ha usati l’8%.
L’Italia è seconda per fondi strutturali ricevuti dalla Comunità europea, ma sestultima su 28 per utilizzo dei fondi. I fondi assegnati all’Italia sono 43 miliardi di euro; aggiungendo il cofinanziamento statale si arriva a 73 miliardi di fondi per lo sviluppo. I fondi per la ricerca sono configurabili nel Programma operativo nazionale “Ricerca e innovazione” 2014-2020 (Ponri), lo strumento con il quale l’Italia contribuisce alla realizzazione della politica di coesione dell’Unione Europea a favore delle proprie aree territoriali più svantaggiate: è gestito dal ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca (Miur) e, secondo i dati del mese di dicembre dello scorso anno, si deve spendere ancora più del 60% del target.

Riguardo invece alla ricerca finanziata dalle aziende, le cose vanno meglio?
In odontoiatria, la ricerca finanziata dalle aziende rappresenta un riequilibrio a fronte di un sottofinanziamento pubblico.
Come si è già detto è però importante monitorare e “andare a caccia” di tutte le cosiddette call di fondi statali ed europei e concorrere. In area odontoiatrica, a parte i fondi Prin (Progetti di rilevante interesse nazionale), che in area accademica sono ben conosciuti, bisogna stimolare i ricercatori più giovani a creare network inter e multidisciplinari “contaminati” con altre aree disciplinari, come ingegneria e scienze, in modo da poter consentire l’accesso a fondi che sempre di più sono destinati a progetti caratterizzati da linee di ricerca che prevedono overlap con le aree sopracitate. Un esempio tra tutti è la tematica dei biomateriali, comune ad altre specialità mediche e ingegneristiche.

logo RICERCA ITALIANA IN ODONTOIATRIA DA PRIMI POSTI NONOSTANTE IL SOTTOFINANZIAMENTO PUBBLICO – FONTE: DENTALJOURNAL.IT – ARTICOLO DI RENATO TORLASCHI

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