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Pazienti ortodontici e infezione crociata: dove sono i rischi?

Progettiamo il Futuro - il Documento della Professione Medica e Odontoiatrica - Odontonetwork Genova - Pazienti ortodontici

«Pensiamo che la classificazione degli strumenti ortodontici come articoli semi-critici non garantisca la sicurezza dei pazienti»: lo affermano, in una lettera pubblicata sull’American Journal of Infection Control, Livia Barenghi, biologa specializzata in biochimica e chimica clinica ed esperta di sterilizzazione di dispositivi complessi, e Alberto Di Blasio, docente di ortognatodonzia all’Università di Parma. Al termine di una rassegna molto documentata dell’attuale situazione in materia, il loro intervento si conclude esprimendo la necessità di linee guida basate sull’evidenza scientifica che trattino in modo specifico strumenti e prodotti utilizzati in ortodonzia. E, proprio con il supporto dell’evidenza scientifica, i due studiosi – questa volta insieme all’odontoiatra Alberto Barenghi – hanno condotto un approfondimento, pubblicato sull’Iranian Journal of Orthodontics.
Il termine semi-critico fa riferimento alla classificazione di Spaulding, che classifica i rischi connessi all’utilizzo di un dispositivo a seconda del grado di invasività, indipendentemente dal fatto che i dispositivi siano monouso o riutilizzabili. Distingue tre livelli: utilizzo non critico, quando non c’è contatto con i pazienti o c’è solo il contatto con la cute intatta; utilizzo semi-critico, se c’è contatto con membrane mucose intatte senza penetrazione dei tessuti; utilizzo critico per procedure mediche invasive.
Nel primo caso è richiesta solo una disinfezione a basso livello, nel secondo una ad alto livello e solo nella terza la sterilizzazione. La questione è quindi se si possa evitare di sterilizzare gli strumentari ortodontici senza mettere a rischio la sicurezza dei pazienti.
Nel loro articolo, i tre esperti italiani prendono in esame non solo questo aspetto: adottano un punto di vista originale e partono da un documento pubblicato recentemente da un riferimento importante come i Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, che fa un compendio delle pratiche di prevenzione delle infezioni in odontoiatria; «tuttavia – affermano – informazioni specifiche relative all’ortodonzia sono meno ampiamente disponibili». Dunque gli autori, sulla scorta di ben 95 articoli selezionati in letteratura, hanno condotto un’ampia analisi e hanno suddiviso i risultati in nove aree, per ciascuna delle quali hanno evidenziato le difficoltà e i problemi operativi per contenere l’infezione crociata.
Riguardo alla sicurezza dei pazienti ortodontici, per esempio, si fa notare che le percentuali di effetti avversi, per il resto molto basse (fino all’1%), aumentano considerevolmente se si includono i danni iatrogeni, con rischi elevati di inalare o ingerire sostanze chimiche: arrivano all’8,3% in ortodonzia e al 10,2% in pedodonzia. Inoltre, la prevenzione delle infezioni dovrebbe essere una priorità in qualsiasi struttura ortodontica, dato che bambini e adolescenti, con il loro sistema immunitario ancora in fase di sviluppo, sono particolarmente esposti alle infezioni, spesso asintomatiche, ma non per questo meno pericolose.
Eppure, in genere non c’è una formazione specifica sulle infezioni correlate alle diverse attività svolte dagli ortodontisti, che restano in molti casi sottostimate. «Il controllo delle infezioni crociate – spiegano gli autori – non è facile in ortodonzia, perché la contaminazione ambientale delle superfici può derivare dall’elevato turnover dei pazienti, da procedure come la rimozione di apparecchi fissi e la profilassi dentale e dall’utilizzo di materiali e modelli studio contaminati, per esposizione clinica o perché ricevuti già così dai produttori».
Gli stessi ortodontisti sono soggetti a rischi professionali e la letteratura riporta frequenti lesioni percutanee: guanti dal design mirato e resistenti alle punture (ad esempio da fili metallici, archi, legature metalliche ecc.) potrebbero migliorare la situazione in futuro.
Indipendentemente dall’utilizzo dei guanti, come per tutti gli odontoiatri e le assistenti, l’igiene delle mani ha una grande importanza ed è imprescindibile prima e dopo il trattamento di ogni paziente e dopo l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale; la prima scelta è l’utilizzo per le mani di prodotti antisettici a base alcolica, perché meglio si adattano alle esigenze causate dal turnover dei pazienti ortodontici. Tra i fattori alla base della documentata scarsa aderenza a queste norme elementari, vengono addotti la mancanza di tempo, la carenza di personale o il sovraffollamento e una bassa percezione del rischio di contrarre infezioni dai pazienti ortodontici. La protezione deve essere estesa anche al resto del corpo e specialmente al viso: sono piuttosto comuni schizzi di sangue e particelle in sospensione di varia natura, come quelle prodotte dalla rimozione di apparecchi fissi. Seguire precisi protocolli operativi e utilizzare alcuni dispositivi (come aspiratori) potrebbe ridurre in modo significativo l’entità del problema.
Una preoccupazione particolare è stata evidenziata in relazione alle impronte in alginato, di cui recenti studi hanno evidenziato una diffusa e insufficiente disinfezione; un’altra, peraltro comune a tutti gli altri odontoiatri, riguarda il circuito idrico del riunito dentale. Tuttavia, nel caso di poltrone utilizzate per ortodonzia, c’è l’aggravante di frequenti periodi di stagnazione del circuito anche di giorno.
Infine, alla problematica del riutilizzo degli strumentari ortodontici – oggetto della lettera al Journal of Infection Control – anche in questa revisione viene dato ampio spazio, essendo uno degli ambiti in cui l’assenza di linee guida assume i contorni più allarmanti.

logo PAZIENTI ORTODONTICI E INFEZIONE CROCIATA: DOVE SONO I RISCHI? – FONTE: DENTALJOURNAL.IT – ARTICOLO DI RENATO TORLASCHI

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