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Odontoiatria geriatrica: cambierà la professione?

Odontoiatria geriatrica cambierà la professione - Odontonetwork Genova

Il forte aumento dei pazienti anziani trasformerà, almeno in parte, l’odontoiatria. L’anamnesi dovrà essere estremamente approfondita, per far emergere tutte le variabili in gioco: dalla politerapia farmacologica agli stili di vita.
L’odontoiatria geriatrica non è riconosciuta come specialità e oggi è solo un titolo, ma è certo che i cambiamenti demografici in corso renda necessario l’apprendimento di nuove conoscenze da parte dei dentisti, perché il trattamento degli anziani sarà una parte sempre più significativa della loro professione. È quanto sostiene Ira Lamster della Columbia University, che ha firmato un editoriale su Periodontology 2000, la rivista odontoiatrica con il più alto impact factor al mondo, che ha dedicato un intero numero all’odontoiatria per la terza età.
Non c’è solo la dinamica demografica a segnare il cambiamento: grazie alla prevenzione orale e all’enfasi sull’approccio conservativo, si è ridotto nettamente il numero di edentuli e sempre più persone mantengono i denti naturali per tutta la vita, determinando inevitabilmente una maggiore esigenza di cure odontoiatriche. Allo stesso tempo il paziente anziano è spesso affetto da malattie croniche non trasmissibili, in particolare patologie cardiovascolari e diabete mellito, che si associano a una maggiore incidenza di malattia parodontale. Per questo i dentisti devono avere una conoscenza approfondita di queste malattie sistemiche, di come vengono trattate dagli altri specialisti e di quali modifiche richiedono ai trattamenti odontoiatrici.

La politerapia farmacologica
I pazienti affetti da cronicità assumono tipicamente una gran quantità di farmaci, che interagiscono tra loro e producono una complessa serie di possibili effetti avversi. «L’esempio migliore – scrive Lamster – è la xerostomia, effetto collaterale di oltre 500 farmaci, molti dei quali utilizzati proprio per trattare malattie croniche non trasmissibili, come gli anticolinegici, gli antipertensivi, i broncodilatatori e i diuretici. Altre classi di farmaci frequentemente prescritti agli anziani, come gli antidepressivi e gli inibitori di pompa protonica, sono associati alla xerostomia e il rischio aumenta con l’assunzione contemporanea di medicinali diversi». Com’è noto, la riduzione del flusso di saliva può comportare conseguenze per la salute orale, oltre ad avere un impatto negativo sulla qualità di vita.
L’utilizzo di farmaci influisce sull’attività del dentista anche in altri modi. Per esempio, un paziente in cura con ipoglicemizzanti, se non fa un pasto adeguato prima di un lungo trattamento odontoiatrico, si espone al rischio di incorrere in un episodio ipoglicemico che il dentista deve essere pronto ad affrontare. La necessità di trattare nel proprio studio pazienti con malattie croniche è nello stesso tempo un problema e un’opportunità. Secondo il professore americano ne dovrebbe derivare un progressivo cambio di paradigma verso un trattamento sempre più interprofessionale, a cui anche la formazione dovrebbe adeguarsi, con benefici sia per i pazienti che per gli operatori sanitari.
«Un approccio odontoiatrico appropriato per un paziente anziano – sostiene Ira Lamster – deve comprendere un’esauriente storia clinica, la valutazione dello stato di salute e dei fattori di rischio per patologie orali e una comunicazione con gli altri professionisti sanitari che hanno in cura il paziente. Questo richiederà a dentisti e igienisti dentali di modificare le modalità con cui affrontano oggi il proprio lavoro e anche le tempistiche di una visita odontoiatrica, in cui dovranno trovare posto le valutazioni della salute del paziente, la pianificazione dei trattamenti, la comunicazione con il paziente e con gli altri professionisti».

Anziani e implantologia
Fino a poco tempo fa, l’età avanzata era considerata una controindicazione al posizionamento di impianti dentali, ma si trattava di una convinzione non suffragata dall’esperienza reale.
Una revisione delle informazioni disponibili, pubblicata anch’essa sullo speciale di Periodontology 2000, riferisce invece l’esistenza di buone evidenze scientifiche del fatto che gli impianti dentali possono essere collocati nei pazienti anziani con buoni risultati clinici.
Iniziamo con il principale tra i fattori di successo di un impianto, la sua sopravvivenza: a breve termine (da uno a sei anni) risulta simile a quella registrata nei pazienti più giovani e anche il tasso di complicazioni chirurgiche non presenta differenze significative.
Ci sono però alcune considerazioni specifiche che devono essere fatte prima di accingersi a un intervento di implantologia in un paziente anziano. La prevalenza di mucositi perimplantari e di perimplantiti varia a seconda degli studi e in funzione dei criteri adottati. Queste complicanze si verificano più spesso in pazienti completamente edentuli, che in genere sono anziani. Un altro fattore di rischio da considerare è, naturalmente, la preesistenza di malattia parodontale.
Molti anziani poi hanno patologie gravi, spesso croniche, in aggiunta all’abitudine al fumo: queste condizioni influiscono negativamente sul successo degli impianti. Trattamenti associati (come la radioterapia) e farmaci (come i bisfosfonati) aumentano a loro volta i rischi di fallimento. Infine, sia i controlli annuali che l’igiene orale quotidiana possono essere difficili per gli anziani, spesso bloccati da patologie e disabilità: è dunque essenziale un coinvolgimento dei caregiver.

Prevenzione è ancora più importante
Per persone che vivono sempre più a lungo, la prevenzione diventa un concetto fondamentale, nell’odontoiatria come in gran parte delle altre specialità mediche. E la prevenzione passa attraverso un potenziamento del dialogo tra dentista e paziente, che permetta di trasmettere informazioni, messaggi e consigli legati ai numerosi accorgimenti che i cittadini dovrebbero adottare per uno stile di vita più salutare. Se l’igiene orale sta ricevendo un’attenzione sicuramente maggiore rispetto al passato da parte della popolazione, c’è ora la necessità di un’educazione continua che si estenda anche ad altri fattori, come l’alimentazione o l’esercizio fisico, che possono apparire distanti dalla professione odontoiatrica ma in realtà hanno forti connessioni con una salute orale sempre più considerata come parte integrante della salute complessiva della persona.

logo ODONTOIATRIA GERIATRICA: CAMBIERA’ LA PROFESSIONE? – FONTE: DENTALJOURNAL.IT – AUTORE: GIAMPIERO PILAT

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