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Odontoiatria digitale entra nelle raccomandazioni cliniche

Odontoiatria digitale entra nelle raccomandazioni cliniche - Odontonetwork Genova

Dopo la pubblicazione presso il ministero della Salute, l’edizione aggiornata delle Raccomandazioni cliniche in odontostomatologia è stata presentata a metà settembre in una sessione del congresso scientifico Andi di Riccione.
Il testo, che è la revisione del documento del 2014, non entra nei dettagli di ogni singolo intervento, ma in qualche modo presuppone determinate scelte cliniche e fissa alcuni paletti di appropriatezza e di buona pratica clinica. Tra le novità, l’introduzione del capitolo sull’odontoiatria digitale in protesi.
La revisione del testo del 2014 è stata affidata alle società scientifiche odontoiatriche riunite nel Cic, presieduto da Gianfranco Carnevale. Il Cic si occuperà anche di tradurre le raccomandazioni in lingua inglese. Il coordinamento scientifico dell’iniziativa è sotto la responsabilità di Enrico Gherlone, presidente del Collegio dei docenti di discipline odontostomatologiche e primo promotore del progetto sulle raccomandazioni cliniche, mentre la verifica degli aspetti etici e deontologici è stata svolta dalla Cao.

Raccomandazioni in chiave medico legale
In ottica medico legale va sottolineato che si tratta di raccomandazioni e non di linee guida, come invece previsto dalla recente legge Gelli sulla responsabilità professionale. «In odontoiatria le evidenze scientifiche non sono sufficienti a stilare delle vere e proprie linee guida con i canoni previsti dalle norme internazionali» spiega Gianfranco Prada, presidente Andi, dal palco del congresso presentando le raccomandazioni. «Le linee guida presuppongono criteri molto rigidi ed essendo l’odontoiatria, nonostante il suo grande sviluppo, una scienza giovane, non esiste un sufficiente numero di evidenze scientifiche atte a supportarle» aggiunge Gherlone. Le raccomandazioni quindi, come si legge nella presentazione del documento, «sono state redatte sulla base dell’evidenza scientifica proveniente da revisione di lavori pubblicati, mentre in assenza di evidenza scientifica le raccomandazioni sono state formulate sulla base di discussione fra gli autori e poi confrontate in una conferenza di consenso».

L’avvocato Antonio Federici però, dirigente della Direzione generale delle professioni sanitarie e del personale del Ssn presso il ministero della Salute, non ha dubbi sul fatto che queste raccomandazioni rappresenteranno il punto di riferimento in tribunale: «non pensate che la legge parla di linee guida e quindi il magistrato farà riferimento solo a linee guida. Il magistrato è molto poco sottile in queste cose. Il magistrato nel valutare il caso di responsabilità, farà riferimento al documento che più gli è vicino, e se le linee guida in odontoiatria non è possibile farle se non in settori specifici, allora queste raccomandazioni saranno prese sempre a riferimento nel valutare tutti i casi di responsabilità professionale del vostro settore. Tra l’altro la norma fa riferimento a raccomandazioni contenute in linee guida, quindi fondamentalmente fa riferimento a raccomandazioni, poi quale sia il documento che le contiene potrebbe anche essere un fatto marginale, secondario, non ostativo al loro utilizzo». Così, secondo Federici, «queste raccomandazioni saranno il punto di riferimento per valutare i casi di responsabilità professionale in odontoiatria», in linea con la legge Gelli, che per l’esperto del ministero «è una legge fatta per regolare la responsabilità della professione medica» e questo significa che «quando si entra nella responsabilità professionale dell’odontoiatra, è necessaria un’opera di raccordo, di coordinamento. Il ministero con tutti gli altri attori lo ha fatto editando queste raccomandazioni».

Osservare alla lettera le raccomandazioni cliniche, però, può non essere sufficiente o addirittura scorretto. Lo snodo è l’articolo 5 della legge Gelli, che prescrive come il medico debba attenersi alle linee guida «salve le specificità del caso concreto». Insomma la terapia standard illustrata dalle raccomandazioni contenute nelle linee guida può non essere la migliore soluzione di cura per quello specifico paziente con quel particolare quadro clinico.
Se lo strumento da utilizzare come punto di riferimento è stato quindi identificato, rimane un altro problema da risolvere per garantire giustizia nelle aule di tribunale: «oggi il legislatore non tiene conto della specificità dell’odontoiatria rispetto alla medicina – osserva Federici –. Il problema grosso è quello della consulenza in tribunale: quando un odontoiatra è chiamato a rispondere di un errore professionale, è possibile che il giudice scelga un consulente tecnico d’ufficio che è medico e non odontoiatra. Voi avete invece necessità di una trattazione separata».

Se l’utilità di questo documento, sia dal punto di vista clinico che medico legale, non viene messo in discussione da nessuno, Fausto Fiorile, presidente Aio, che pure ha collaborato alla loro stesura, ne rileva in qualche modo lo scollamento rispetto alla realtà di tutti i giorni: «abbiamo di fronte un ottimo documento, frutto di un lavoro fatto insieme, che unisce eccellenza e praticabilità e nasce per essere diffuso il più possibile nella comunità medico-odontoiatrica. Ci chiediamo però come gli obiettivi di qualità contenuti in questo documento possano essere realizzati con operatori cui si consente di proporre implanto-protesi a 200 euro e prestazioni di igiene dentale a 5-10 euro. Il tema della qualità non può essere disgiunto da quello dei costi e dell’equo compenso, argomento sul quale – riflette Fiorile – mi auguro si inizi a lavorare con il governo».

logo ODONTOIATRIA DIGITALE ENTRA NELLE RACCOMANDAZIONI CLINICHE – FONTE: DENTALJOURNAL.IT – ARTICOLO DI ANDREA PEREN

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